Il lungo viaggio di Josip. Dall’infanzia alle atrocità della guerra


Il lungo viaggio di Josip. Dall’infanzia alle atrocità della guerra

tratto da: http://www.tracce.it/default.asp?id=399&id_n=11346

Michael D.O'Brien - L'isola del mondo

Michael D.O'Brien - L'isola del mondo

Ci sono libri che riconsegnano tutte le cose, perché ti aiutano a guardarle in modo nuovo, più vero e profondo: uno di questi è L’isola del mondo di Michael O’Brien. Vi si racconta la storia di un poeta croato dalla prima infanzia alla vecchiaia in un lungo viaggio fisico e spirituale che abbraccia la Vecchia Europa ed il Nuovo Mondo: Josip vive un’infanzia povera, semplice e felice in un piccolo villaggio, circondato da affetti che lo fanno crescere e camminare, mentre già inizia a palesarsi il dono di saper esprimere con immagini e parole il cuore profondo della realtà, dell’infinito fuori e dentro di noi. Con l’avvento delle feroci bande partigiane sul finire della Seconda Guerra Mondiale, la sua vita viene sconvolta da un male improvviso e radicale. Nel giro di poche ore, tutto ciò che ha di più caro gli viene strappato via e questo sarà solo il primo passo di una serie di dolorose privazioni e spoliazioni. L’isola felice sembra essersi inabissata per sempre e all’uomo non resta altro che affogare nel sangue, nelle tenebre, nella disperazione. Proprio laddove tutto sembrava perduto, proprio laddove sembrava esserci solo la sconfitta sotto il tallone dei tiranni ed il buio dentro e fuori di noi, ecco farsi strada quello che nemmeno più si osava sperare: una mano che ci trae a riva, e ci propone un cammino che si snoda per tutto il mondo, un cammino per tornare a casa e ritrovare quello che sembrava perduto. Eccoci, allora, capaci a nostra volta di gettare la mano nelle acque scure e sollevare chi in essa sta affondando, eccoci capaci di gettare un ponte tra noi e gli altri, e dare e ricevere amore e attenzione. Questo libro così intenso, commovente e poetico ci rammenta quello che troppo spesso preferiremmo dimenticare e che tante bugie e false consolazioni attorno a noi cercano di negare o di sopire: nella vita c’è davvero un accumularsi di ferite patite e alle volte inflitte, che palesano la grande ferita originale del peccato nella vita di ogni uomo; ogni uomo è a suo modo crocifisso, ed in modi diversi sente il dolore dei chiodi nelle mani, la lancia nel costato, l’arsura della sete. Ma il racconto di O’Brien mostra come proprio queste stesse ferite siano assolutamente fondamentali, perché possiamo decidere cosa farne, come viverle; possiamo apparentemente nasconderle e rinnegarle, magari sotto l’ubriacatura del potere nelle sue tanto molteplici forme (dalla brutalità sanguinaria delle ideologie, alla distaccata e complice indifferenza dei benpensanti); oppure possiamo attraverso di esse gridare tutto il nostro bisogno d’aiuto e d’amore e scoprire così come ci sia davvero Qualcuno che ci ama tanto da farsi piagare per noi e con noi, Qualcuno cui non è ignoto un singolo battito del nostro cuore e che attribuisce ad esso un valore infinito. Le ferite diventano così misteriose feritoie per ricevere questo Amore e, a nostra volta, donarlo ai nostri fratelli uomini coi diversi linguaggi che ci sono donati. L’ isola del mondo mostra con l’impareggiabile forza dell’arte come ogni vita umana sia a sua volta un messaggio per tutte le altre, una parola viva capace di illuminare e confortare. Josip riceve molti messaggi, nei luoghi più inaspettati, grazie a molti e diversi messaggeri, persone apparentemente insignificanti, ma capaci di donare amore e comprensione e così farsi largo nelle prigioni più tenebrose, ed egli diventa così a sua volta un messaggero di speranza, cui l’amore e il dolore dell’amore hanno dato davvero qualcosa da offrire, da dire. Il nuovo romanzo di O’Brien è stato paragonato alle opere di Bernanos e Mauriac per bellezza, intensità, profondità. Io mi limito ad aggiungere che questo libro è a sua volta, come la vicenda del suo protagonista, una parola viva, un messaggio da cui i nostri animi feriti ricavano luce, conforto e sprone nel cammino in quest’isola del mondo, nell’oceano infinito che la circonda e che l’abbraccia e che non sono le acque oscure dell’ignoto, ma il Cuore stesso di Dio. Questo è un libro che ruota attorno alle tre fondamentali domande che in esso ricorrono più volte: «Chi sei? Da dove vieni? Dove vai?», e che attraverso di esse ci consegna con rinnovato stupore la vastità e ricchezza della creazione, le dolorose e bellissime avventure della vita con le sue sconfitte, i suoi incontri, le sue aspettative ed i suoi miracoli, ma anche il valore del racconto, i diversi linguaggi delle cose e delle persone, e quel più profondo «silenzio che è la voce dell’amore». (Edoardo Rialti)

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