Diciamoci tutto, confronto al più alto livello tra i valori cristiani e una visione laica della vita: dialogo tra il patriarca Angelo Scola e il fondatore di Repubblica Eugenio Scalfari
manoscritto trascritto dal file audio presente su («Diciamoci tutto. Confronto al più alto livello tra i valori cristiani e una visione laica della vita». con Eugenio Scalfari e il card. Angelo Scola) non rivisto dagli autori
(modera: Enrico Cisnetto)
Enrico Cisnetto: Io credo che il miglior punto di partenza di questa discussione potrebbe essere il concetto della laicità. Abbiamo detto di un confronto al più alto livello tra i valori cristiani, rappresentati dal patriarca di Venezia e una visione laica rappresentata da Eugenio Scalfari che nel suo percorso ha sempre interpretato attraverso centinaia di articoli e pubblicazioni questo tema. Il cardinale ha addirittura due libri nel 2007: uno editato da Marsilio Una nuova laicità: temi per una società plurale, e un altro, editato da Bompiani, è un dialogo con Giovanni Reale, Il valore dell’uomo, con intervento introduttivo di Armando Torno. Insomma, Eugenio Scalfari, i laici dicono che c’è un problema di riaffermazione della laicità dello Stato in Italia. È così? Se è così, perché?
Eugenio Scalfari: Dunque, voglio dire che io ho già avuto il piacere e l’onore di affrontare questo tema con Sua Eminenza il cardinale Scola circa un anno fa a Venezia in una giornata che – ricordavamo adesso – era di un caldo spaventoso, molto peggio di quello che qua sentiamo. In quella occasione il cardinal Scola aprì il discorso in un modo il cui garbo mi colpì molto. Lui disse: <<Io partirei da questo>> – poi lei mi correggerà se ricordo male – <<Io partirei da questo, da una domanda: c’è Qualcuno o qualche Cosa, che si può chiamare Dio, ma si può anche esprimere perfino con una formula matematica, che dia la sensazione a lei che c’è Qualcuno nel mondo che pensa a lei con amore? Qualcuno o qualche Cosa di indefinito che pensa a lei con amore>>. Allora la mia risposta fu alquanto forse deludente, poiché io dissi:<<Pensano a me con amore alcune persone che mi vogliono bene, spero molti amici che hanno qualche considerazione e affetto per me, compensati da molti che la pensano all’opposto. Che ci sia Qualcuno che in generale pensi a me come a ciascun essere vivente nel modo che lei dice no, io non lo sento>>. Allora sua eminenza insistette poi in vario modo, ma io rimasi nella mia posizione. Ricordo questo, da una parte perché mi fece molta simpatia nei suoi confronti per il garbo di come porgeva una questione che poi era più complessa e però anche per dire che ho letto nella presentazione dell’incontro su un deplian dove c’era scritto che probabilmente alla fine ci può essere un incontro tra queste due concezioni. Allora, un dialogo certamente si, perché per me molto produttivo e molto utile per chiarire a me stesso i miei pensieri. Un incontro, io – sarà un mio difetto – non lo reputo possibile e – debbo dire – neppure auspicabile perché ognuno resta con le proprie convinzioni, a meno che non sia folgorato da qualche cosa. Questo può accadere a me, ma può accadere anche a lei Eminenza.
Enrico Cisnetto: Ma io ho scritto nella presentazione del programma <<…per trovare eventuali punti di convergenza magari scoprendo che le distanze non sono poi così abissali>>. Adesso non so se questo è troppo Direttore. È troppo?
Eugenio Scalfari: Si.
Enrico Cisnetto: è troppo?
Angelo Scola: mah …
Enrico Cisnetto: se non si avvicina lui, si avvicini lei.
Angelo Scola: io penso che la speranza è l’ultima a morire, quindi non bisogna porre limiti in un dialogo. Mi ha sempre impressionato – spero di ricordarmela bene – una bella affermazione di Buber sul dialogo. Lui dice all’incirca: <<Ho trovato nella mia vita tre tipi di dialogo: il dialogo di una persona che non rinuncia a buttarsi nella inafferrabile realtà; il dialogo tecnico che tutti svolgiamo mille volte al giorno perché è funzionale ai nostri bisogni; e il finto dialogo di chi si incontra per parlare ma in realtà parla solo a se stesso>>. Ecco, io credo nel primo tipo di dialogo e penso che anche lei Direttore – essendo partito con questa franchezza che io stimo ed ammiro sinceramente – creda in questo tipo di dialogo. Però questo tipo di dialogo – neanche a farlo apposta – riporta a galla quella famosa e misteriosa X da cui partimmo l’anno scorso perché Buber dice appunto che il dialogo è l’uomo che si butta nell’inafferrabile realtà. In fondo che un bimbo – ne ho visto uno eroicissimo all’inizio di questa sala – che lentamente comincia ad intuire qualche cosa del sorriso della mamma o un giovane che affronta per la prima volta in maniera sistematica il lavoro, o delle persone ormai mature e avanti negli anni come noi che già vedono chiudersi comunque la parabola dell’esistenza, – perché questo è un dato di fatto – che nessuno possa rinunciare a buttarsi in questa inafferrabile realtà, vuol dire che è la realtà stessa che ultimamente è codificabile a partire da questa X che continua a muoverci. Questo secondo me è ciò che rende la vita un’avventura bella ed affascinante perché questo fa si che ognuno di noi ogni giorno si muova verso l’altro comunque sia la faccia dell’altro. Questo è il principio dell’idea nuova di laicità di cui in Italia abbiamo bisogno perché la nostra preoccupazione io credo che c’è – se leggo bene il direttore Scalfari la domenica, perché in genere cerco di leggerlo tutte le domeniche – …
Enrico Cisnetto: come la Messa? È obbligatorio come la Messa alla domenica?
Angelo Scola: non ha lo stesso tipo di obbligatorietà però io me ne faccio un punto. Per me la cosa ha un peso insomma. Dicevo che qui ci può essere certamente un punto di contatto; cioè che nessuno di noi può esaurire il reale e quindi il reale continuamente ci interpella. È questa grande X inafferrabile dentro la quale la passione per la vita diventa avventura. La vita diventa avventura a un anno quando uno comincia con i primi vagiti, con i primi gesti linguistici ed è avventura dopo i sessanta, dopo i settanta ecc… Senza questo la vita sarebbe priva di mordente, non sarebbe bella e anche uno spettacolo come quello che si può godere in un posto incantevole come questo alla fine non toglierebbe quell’ultima malinconia quell’ultimo senso di tramonto che l’anticipo di morte sempre porta dentro ogni cosa. Quindi la laicità è proprio riportare nel nostro paese – dentro una società che è plurale in cui ci si può dire tranquillamente quello che ci stiamo dicendo oggi anche se tra noi ci sono posizioni inconciliabili così che salvo una folgorazione, però anche le folgori sono una dimensione del reale, quindi non possiamo escluderle, l’incontro sarà difficile… – questo appassionato volgersi alla realtà che permette un confronto a 360°. A me questo piace, è quello che mi dà slancio quando comincio la mattina. È quello per cui personalmente ho seguito Cristo nella mia vita – sto cercando di farlo con tutti i miei difetti e i miei limiti – perché è questa posizione che mi permette di godere degli affetti, di godere del lavoro, di godere del riposo, di godere dell’incontro con i bambini che vedo quando faccio la visita pastorale piuttosto che di un moribondo a cui vado a cercare di fare un frammento di compagnia, è ciò che mi da l’energia di fare questo e che mi da il gusto del vivere. Penso che sia così anche per lei, mutatis mutandis, cioè dentro le circostanze specifiche della sua vita. Ora dobbiamo – secondo me – disincagliare l’idea della laicità in questo nostro paese da queste questioni un po’ formalistiche ed esangui dei rapporti tra lo Stato e la Chiesa e riportarle nella società civile come occasione di un confronto libero tra soggetti che hanno fisionomie diverse ma che hanno una passione per il reale e che quindi non possono non tendere ad una vita buona, in comune; devono trovare la strada.
Enrico Cisnetto: ma quando lei dice “nuova laicità” intende discostarsi da quale “vecchia laicità”? Quest’ultima da cui lei si vuole discostare è più rappresentata dai laici o dai cattolici?
Angelo Scola: è rappresentata da tutti e due questi mondi, dai laici e dai cattolici. È una laicità che ha avuto storicamente una grande importanza ma che oggi io trovo angusta, mi spiego? Non possiamo ridurre la questione continuamente ai rapporti Stato-Chiesa, misurare col bilancino quante volte i vescovi dicono o non dicono una cosa – a parte il fatto che un povero vescovo non riesce ad arrivare in un punto e non essere, come mi è successo anche oggi, interpellato sulle 27 questioni che sono oggi sul tappeto e siccome lui non è un tuttologo non è che può parlare del prete di Padova, piuttosto che dei pedofili, piuttosto che delle tasse, piuttosto che dell’ingerenza… bisogna essere poi cortesi alla fine – Io credo che dobbiamo liberarci un poco … non per sottovalutare il problema di un rigoroso stabilire opportunità e confini in un paese come il nostro, in cui l’87% si vuole definire cristiano cattolico e questo è un dato di fatto. Anche queste sono tematiche importanti però sono oggi… nel grande mutamento che è in atto… Noi siamo in un epoca veramente di accelerazione radicale, di transizione radicale. Oggi per me laicità deve essere – dentro una società plurale come quella italiana – il luogo di un appassionato racconto di tutti i soggetti che sono in campo in vista di un riconoscimento dei contenuti e delle pratiche di una vita buona nel nostro paese. Leggi il seguito di questo post »
