Il commento al Vangelo della terza Domenica di Pasqua del teologo, don Massimo Serretti 26/04/09
◊ Nel Vangelo della terza Domenica di Pasqua, la liturgia presenta il brano di Luca nel quale Gesù risorto appare nel Cenacolo provocando timore e stupore nei discepoli. Mostrando le mani e piedi trafitti e mangiando davanti a loro, Gesù spiega nuovamente loro la sua Risurrezione, a partire dalle Scritture, dicendo:
“Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni”.
Su questo brano del Vangelo, ascoltiamo il commento del teologo, don Massimo Serretti, docente di Cristologia all’Università Lateranense:
In questo racconto della apparizione di Gesù risorto agli Undici e ai discepoli Luca annota che essi «per la gioia non credevano ed erano pieni di stupore» (41).
Due osservazioni si impongono per la loro evidenza. La prima è che la gioia che è in loro è una gioia santa, fiorita in virtù della Risurrezione, è la «pienezza della gioia pasquale». L’origine di quella gioia è in Dio, è Dio stesso e pertanto essa, in coloro che stanno con Cristo, ha un inizio, ma, per sua stessa natura non ha fine. E’ una gioia divina, senza fine. (Esto perenne mentibus/ paschale, Iesu, gaudium).
La seconda osservazione riguarda il fatto che la gioia sgorga in noi a prescindere da noi, la fede, invece, no. La fede richiede l’assenso (cum assensione cogitare). Qui si aprono due sviluppi. Il primo è quello in cui la gioia è talmente traboccante che l’atto di fede ne viene ritardato. Qui lo stupore rimane dominante e non matura in riconoscimento aperto. L’altro è quello per cui la gioia può essere presente in noi, ma noi possiamo non crederci, non aderire con fede ad essa, lasciare che i dubbi (dialogismoi) salgano nel nostro cuore. L’uomo può contraddire in se stesso ciò a cui tutto il suo essere corrisponde.
E’ a questi due pericoli che Gesù pone riparo con le Sue ripetute apparizioni dopo la Sua Risurrezione. Così alla grazia della gioia Egli aggiunge la grazia della sua accoglienza e quindi della sua permanenza in noi nella fede.
