Nella Festa del Battesimo del Signore la liturgia ci presenta l’evento raccontato da San Luca evangelista. Il popolo segue Giovanni, domandandosi se sia lui il Cristo. Ma il Battista afferma di non essere degno nemmeno di slegare i lacci dei sandali di Colui che deve venire. Quando battezza Gesù nel Giordano, il cielo si apre e su di Lui scende lo Spirito Santo in forma di colomba. Quindi risuona una voce dal cielo:
«Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».
Su questo brano del Vangelo, ascoltiamo il commento del teologo, don Massimo Serretti, docente di Dogmatica alla Pontificia Università Lateranense: Leggi il seguito di questo post »
In questa seconda Domenica dopo Natale la Liturgia ci ripropone il Prologo del Vangelo secondo Giovanni che contiene la Rivelazione dell’Incarnazione di Dio:
“In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste”.
Su questo brano del Vangelo, ascoltiamo il commento del teologo, don Massimo Serretti, docente di Dogmatica alla Pontificia Università Lateranense:
Leggi il seguito di questo post »
◊ Nella Festa della Santa Famiglia la Liturgia ci propone il passo del Vangelo dello smarrimento e ritrovamento di Gesù a Gerusalemme, durante la festa di Pasqua. Maria e Giuseppe, dopo tre giorni di angosciose ricerche, trovano il Figlio nel tempio, seduto in mezzo ai maestri. Alla Madre, che gli chiede spiegazioni, Gesù risponde: “Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?”.
“Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro. Scese dunque con loro e venne a Nazaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini”.
Su questo brano del Vangelo, ascoltiamo il commento del teologo, don Massimo Serretti, docente di Dogmatica alla Pontificia Università Lateranense:
Leggi il seguito di questo post »
tratto da: Libero-news.it
Tornato al cinema per vedere l’ultimo adattamento di Canto di Natale di Charles Dickens, non si può non ammirare con gratitudine il genio dello scrittore nell’averci donato una storia così profonda e commovente, un autentico mito moderno, capace di parlare al cuore di ogni uomo. Vi si racconta infatti come anni di solitudine ed egoismo possano essere spazzati via dalla misericordia umana e divina, e come un cuore congelato nella morsa dell’avidità, della diffidenza, e, in fondo, della paura possa sempre aprirsi al pentimento e all’amore; vi si racconta come si possa sempre tornare ad essere se stessi, quella vera identità unica ed irripetibile custodita dalle nostre memorie più pure, e che le menzogne e le scelte sbagliate possono eclissare e deturpare, ma mai cancellare. Leggi il seguito di questo post »
Edoardo Rialti
Sono tornato al cinema a vedere l’ultimo adattamento di Canto di Natale di C. Dickens, che ho gustato davvero molto, dato che si tratta di un adattamento fedele e profondo- con solo un paio di scelte secondarie discutibili- di un classico di cui sono fedele appassionato. Ma soprattutto non ho potuto non ammirare con gratitudine ancora una volta il genio di Dickens nell’averci donato una storia così profonda e commovente, un autentico mito moderno, capace di parlare al cuore di ogni uomo, sempre, e di metterlo in salutare discussione, perchè ci riguarda in prima persona ogni giorno. Leggi il seguito di questo post »
giovedì 24 dicembre 2009
Quando la sera torniamo a casa stanchi e appesantiti dalle preoccupazioni della giornata, spesso ci corrono incontro a braccia aperte i nostri bimbi. Così fa Dio. Per rendersi familiare ad ogni uomo, è divenuto bambino. I Padri della Chiesa arrivavano a dire: “Dio si è abbreviato”, taluni usavano addirittura un verbo in cui l’“abbreviarsi” è legato all’“impoverirsi”. Dio, l’Onnipotente, si è impoverito, si è abbassato, per imparare la nostra lingua di creature.
E forse oggi, più che mai, il mondo avverte la pungente nostalgia di Dio. «Stanco e disfatto è il mondo - scrive Chesterton – ma del mondo il desiderio è questo». L’annuncio del Natale incontra il gemito di questo desiderio. Leggi il seguito di questo post »
tratto da: http://www.sancarlo.org/it/?page_id=1051
Caro amico,
la nostra avventura missionaria in tutto il mondo è iniziata 25 anni fa. Oggi, per la prima volta, mi rivolgo a te per farti partecipe di questa mia preoccupazione: il mantenimento dei sacerdoti che vivono in diocesi che non sono in grado di contribuire al loro sostentamento. Tale è la situazione delle nostre case in Africa, in America Latina, nell’Europa dell’Est, a Taiwan, in Siberia e in Terra Santa. Ho a lungo riflesso con i miei collaboratori ed ho elaborato un piccolo progetto che voglio chiamare 2000 amici x 50 preti.
Ti ringrazio, già in anticipo, di quanto potrai fare.
Tuo, don Massimo
In questa quarta Domenica di Avvento la liturgia ci presenta il passo del Vangelo in cui Maria si reca a visitare Elisabetta, che esclama a gran voce:
«Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!”
Su questo brano del Vangelo, ascoltiamo il commento del teologo, don Massimo Serretti, docente di Dogmatica alla Pontificia Università Lateranense:
Maria cammina e porta Gesù. E’ lei che va a visitare la cugina, ma Colui che porta in sé è più grande di lei stessa: è il Figlio dell’Altissimo.
Giovanni, ancora nel grembo della madre, ma già di sei mesi, riconosce Gesù al presentarsi di Maria e “sussulta di gioia”. La prima testimonianza all’Agnello di Dio, come lo chiamerà trent’anni dopo, è un sussulto, un’esultanza gioiosa.
E’ questo un modello del primo incontro e dell’incontro in quanto tale. Il primo incontro infatti resta decisivo per tutti gli altri successivi.
E’ sulla base della gioia che fa trasalire che il cristiano affronta tutte le prove e le sfide di cui è costellato il cammino. La esultanza gioiosa è il movente e l’anima del martirio.
La Chiesa è sia Maria che Elisabetta.
La Madre Chiesa porta in sé Cristo, e, incontrando lei, tutti gli uomini possono incontrare Lui. La Chiesa Sposa è tutta scossa dal fremito di fronte allo Sposo che viene.
Ogni cristiano, nella Chiesa, è sia Maria che Elisabetta, e non l’una senza l’altra.
In questa quarta Domenica di Avvento la liturgia ci presenta il passo del Vangelo in cui Maria si reca a visitare Elisabetta, che esclama a gran voce:
«Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!”
Su questo brano del Vangelo, ascoltiamo il commento del teologo, don Massimo Serretti, docente di Dogmatica alla Pontificia Università Lateranense:
Maria cammina e porta Gesù. E’ lei che va a visitare la cugina, ma Colui che porta in sé è più grande di lei stessa: è il Figlio dell’Altissimo.
Giovanni, ancora nel grembo della madre, ma già di sei mesi, riconosce Gesù al presentarsi di Maria e “sussulta di gioia”. La prima testimonianza all’Agnello di Dio, come lo chiamerà trent’anni dopo, è un sussulto, un’esultanza gioiosa.
E’ questo un modello del primo incontro e dell’incontro in quanto tale. Il primo incontro infatti resta decisivo per tutti gli altri successivi.
E’ sulla base della gioia che fa trasalire che il cristiano affronta tutte le prove e le sfide di cui è costellato il cammino. La esultanza gioiosa è il movente e l’anima del martirio.
La Chiesa è sia Maria che Elisabetta.
La Madre Chiesa porta in sé Cristo, e, incontrando lei, tutti gli uomini possono incontrare Lui. La Chiesa Sposa è tutta scossa dal fremito di fronte allo Sposo che viene.
Ogni cristiano, nella Chiesa, è sia Maria che Elisabetta, e non l’una senza l’altra.